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Libro: FotoFiabe

FotoFiabe non è solo una mostra fotografica. E’ un progetto che prevede oltre alle immagini anche parole e incontri serali di lettura e musica. Quella di associare alle fotografie anche racconti o brevi scritti è una strada che Enrico Fuochi ha intrapreso da alcuni anni. FotoFiabe fa seguito a FotoGrafie, raccolta antologica dei suoi “primi” 30 anni di fotografia, e a  FotoStorie, indagine sulla condizione degli immigrati in Trentino.
Come nei precedenti libri, anche in quest’ultimo suo lavoro sia la componente fotografica che quella letteraria hanno una loro propria autonomia, pur integrandosi perfettamente sotto il  profilo narrativo e interpretativo.
In FotoFiabe la tematica delle fiabe/favole/racconti è affrontata al di fuori degli schemi tradizionali presenti nel repertorio della letteratura giovanile. Questa peculiarità è da attribuire principalmente all’ambientazione delle immagini, create ai giorni nostri in diversi luoghi e nazioni e al quasi sempre presente stile a matrice surrealista che riconduce facilmente all’autore. L’aspetto concettuale, che Fuochi ha sempre definito “componente essenziale che deve essere sempre presente suscitando emozioni e libere interpretazioni in ogni fotografia che ambisca ad appartenere al mondo delle arti visive”, gioca un ruolo importante anche in questo suo ultimo lavoro e dona allo spettatore quella libertà interpretativa così descritta, in sintesi, da Carlo Martinelli: “… il modo migliore per onorare il viaggio di fiaba di Enrico Fuochi è quello di perdersi nelle 40 immagini che sono l’architrave e l’intima architettura di questo libro. Un perdersi che ritrova però, immediatamente, nelle parole, nei rimandi, nelle memorie che queste fotografie ci segnalano, un’altra fiaba, un altro racconto. Scorrono le 40 fotografie e scorre il nostro personale “c’era una volta”… il bambino che tiene in mano il sasso è la Palestina… i sassi a formare il disegno concentrico sulla sabbia sono i giochi eterni…. la barchetta di carta approdata sulla spiaggia è Ulisse/Enrico… il cane è Rin Tin Tin, è Lassie, è la nostra infanzia che non doveva finire mai… lo sceriffo in mutande è il West che non abbiamo attraversato… l’altro uomo, sempre in mutande, ma con ombrello e valigetta, è l’economia di fronte all’arte… in quel cigno e in quelle oche sul lago c’è tutto: la vita, la morte, la finzione… in quelle mosche sul pianoforte, in quella statua che suona c’è l’immortale Ludwig van… i volti disegnati sulla finestra sono l’home page di una lavagna senza computer… Sì, perché dello stupore non si potrà mai dire “c’era una volta”. Qui c’è ancora. Per fortuna e per sempre.”

anteprima libro (pagg.24 di 141)

intervento (autografo) di Don Marcello Farina

presentazione di Carlo Martinelli

anteprima di alcune fotografie tra le più significative

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® Enrico Fuochi