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Tempus mutandis

Quella di Fuochi è una fotografia “lenta”, costruita, ancor prima che eseguita, entro uno spazio mentale che non lascia nulla all’improvvisazione o al caso. Elabora la struttura delle sue “invenzioni” fotografiche secondo precisi script concettuali e metodologici. In un certo senso, superando il rischio di una connotazione “fredda” o troppo “razionale” derivante dal termine, mi sentirei di dire che Enrico Fuochi è “un’analista”. Per precisione, al fine di comprendere la corretta prospettiva con cui intendere questo termine, aggiungerei: un “analista situazionale”.
Nello specifico caso di “Tempus mutandis”, l’immagine fotografica, anche grazie all’intenzionalità dell’autore di giocare letteralmente su una possibile designazione del titolo, diviene parodia di una condizione di evidente surrealtà…
…Per interpretare queste foto, occorre rifarsi sia alla visione dell’autore sul mondo degli uomini e delle cose, caratterizzata costantemente da un umorismo amaro e mai prevedibile, sia alle forti suggestioni che alcuni autori possono aver esercitato nel suo pensiero (da Man Ray in primo luogo, per giungere al geniale Uelsamm e al suo celebre articolo del 1996: “Post-visualization”, con il quale egli affermava il superamento del momento creativo – limitato al solo momento dello scatto – con le teorie sulla pre-visualizzazione e quelle basate sulla straight photography). Le fotografie di Fuochi non trascendono o deformano il reale. Nella sue invenzioni la plausibilità situazionale non è mai messa in crisi dalla costruzione scenica e il “reale” non viene mai deformato. La forza di queste immagini, aldilà ed oltre l’evidenza di ciò che lo stesso Fuochi scrive, risiede nell’intrinseca ed amara ironia dei personaggi e nel porli, in relazione agli elementi che sono oggetto della riflessione critica di Fuochi, completamente “svestiti”, in senso figurativo e concettuale, della loro fragile identità sociale. Una prospettiva che considero, con grande interesse, autenticamente esistenzialistica…

Luca Chistè

anteprima di alcune fotografie tra le più significative

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® Enrico Fuochi